La
festa, o più esattamente la solennità, dei Ss. Pietro e Paolo è una
delle più antiche e più solenni dell'anno liturgico. In Valle d'Aosta
nella serata del 29 giugno in montagna è tradizione accendere alcuni
falò, e così spesso il nostro Clan e la nostra Comunità Capi, armata
di legna e tanta voglia di camminare per arrivare più in alto si lancia
in questa suggestiva impresa. La solennità di San Pietro e San Paolo
venne inserita nel santorale ben prima della festa del Natale e vi era
già nel secolo IV la costumanza di celebrare in questo giorno tre S.
Messe: la prima nella basilica di S. Pietro in Vaticano, la seconda
a S. Paolo fuori le Mura e la terza nelle catacombe di S. Sebastiano,
dove le reliquie dei due apostoli dovettero essere nascoste per qualche
tempo per sottrarle alle profanazioni. C'è un'eco di quest'abitudine
nel fatto che oltre alla Messa del giorno è previsto un formulario per
la Messa vespertina della vigilia.
San Paolo è senz’altro il più
grande missionario di tutti i tempi, non conobbe personalmente Cristo,
ma per la Sua folgorante chiamata sulla via di damasco, ne divenne un
discepolo fra i più grandi, perorò la causa dei pagani
convertiti, fu l’apostolo delle Genti; insieme a Pietro diffuse
il messaggio evangelico nel mondo mediterraneo di allora.
Nacque probabilmente verso il 5-10 d.C. a Tarso nella Cilicia. Come
molti degli ebrei di quel tempo, portava due nomi, uno ebraico Saul,
che significava “implorato a Dio” e l’altro latino
o greco che era Paulus, probabilmente alludeva alla sua bassa statura;
Paulus divenne poi il suo unico nome, quando cominciò la sua
predicazione in Occidente. Conosceva la cultura ellenistica e a Tarso
imparò il greco, ma la sua educazione era fondamentalmente giudaica,
il suo ragionamento e la sua esegesi biblica, avevano l’impronta
della scuola rabbinica.
Da giovane fu inviato a Gerusalemme dove conobbe i cristiani come una
setta pericolosa dentro il giudaismo da estirpare con ogni mezzo. Negli
“Atti degli Apostoli”, Saul è descritto come accanito
persecutore dei cristiani, fiero sostenitore delle tradizioni dei padri;
il suo nome era pronunciato con terrore dai cristiani, li scovava nei
rifugi, li gettava in prigione, testimoniò contro di essi, il
suo cieco fanatismo religioso, costrinse molti di loro a fuggire da
Gerusalemme verso Damasco. Ma Saulo non li mollò, anzi a cavallo
e con un drappello di armigeri, con il consenso del Sinedrio, cavalcò
anch’egli verso Damasco, per scovarli e suscitare nella città
siriana la persecuzione contro di loro.
E sulla strada per Damasco, il Signore si rivelò a quell’accanito
nemico; all’improvviso, narrano gli ‘Atti’, una luce
dal cielo l’avvolse e cadendo dal cavallo, udì una voce
che gli diceva: “Saul, Saul, perché mi perseguiti?”.
E lui: “Chi sei o Signore?”; e la voce: “Io sono Gesù
che tu perseguiti. Orsù alzati ed entra nella città e
ti sarà detto ciò che devi fare” (Atti 9, 3-7).
Gli uomini che l’accompagnavano, erano ammutoliti perché
l’avevano visto cadere, forse videro anche l’improvviso
chiarore, ma senza capire qualcosa; Saulo era rimasto senza vista e
brancolando fu accompagnato a Damasco, dove per tre giorni rimase in
attesa di qualcuno, digiuno e sconvolto da quanto gli era capitato.
In quei giorni conobbe la piccola comunità cristiana del luogo,
che avrebbe dovuto imprigionare; al terzo giorno si presentò
il loro capo Anania, convinto a farlo da una rivelazione parallela,
che gli disse: “Saulo, fratello, il Signore Gesù che ti
è apparso sulla via per la quale venivi, mi ha mandato da te,
perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo”.
Detto ciò Anania gl’impose le mani guarendolo e poi lo
battezzò; Saulo rimase qualche giorno a Damasco, dove si presentò
nella Sinagoga, testimoniando quanto gli era accaduto, la comunità
cristiana ne gioì, mentre quella ebraica rimase sconcertata,
pensando che avesse perso la testa.
Da quel momento, si può dire, nacque Paolo,
l’apostolo delle Genti; egli decise di ritirarsi
nel deserto, per porre ordine nei suoi pensieri e meditare più
a fondo il dono ricevuto; qui trascorse tre anni in assoluto raccoglimento.
Le sue 14 ‘Lettere’ fanno parte della ‘Vulgata’,
versione latina della Bibbia e costituiscono i cardini dottrinali della
Chiesa; indirizzate a comunità di cristiani dell’epoca
(Filippesi, Colossesi, Galati, Corinzi, Romani, Ebrei, Tessalonicesi,
Efesini), oppure a singoli discepoli (Tito, Timoteo, Filemone), in esse
Paolo espose il suo pensiero annunziante il Vangelo, da lui definito
così: “Io non l’ho ricevuto né l’ho
imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo”.
In esse si trattano argomenti fondamentali quali la fede, il battesimo,
la giustificazione per mezzo della fede, il peccato, l’umanità,
lo Spirito Santo, il problema dell’incredulità e della
conversione degli ebrei; la natura del ministero apostolico, lo scandalo
di un incesto, il problema del matrimonio e della verginità,
la celebrazione dell’Eucaristia, l’uso dei carismi, l’amore
cristiano, la risurrezione dei morti, le tribolazioni e le speranze
degli Apostoli.
E ancora: il mistero dell’Incarnazione, Cristo e la Chiesa, la
salvezza universale, l’umiltà di Cristo, del suo primato
sull’universo, l’impegno dei fedeli per la loro personale
salvezza, la seconda venuta di Cristo e dell’Anticristo, il delineamento
della figura e l’opera di Cristo, sotto il punto di vista dell’Antico
Testamento, del sacrificio, del culto, del sacerdozio, del tempio; infine
insegnamenti pratici per reggere una comunità, la difesa della
causa di uno schiavo fuggito.