"San Francesco"..
"prega per noi", nel nostro branco, come penso in molti altri
questa frase è ricorrente. Sappiamo che San Francesco, oltre ad essere
il patrono d'Italia, è anche patrono della branca l/c dell'AGESCI, ma
non tutti forse sanno la sua storia.. noi nel dubbio ve la proponiamo.
Non c'è dubbio: Francesco di Assisi
è il personaggio più celebre di tutta l'agiografia cristiana: noto,
ammirato e amato in tutto il mondo, anche in ambienti assai lontani
dalla Chiesa cattolica, dalla stessa cultura cristiana e occidentale:
per esempio nel lontano Oriente.
A lui si sono ispirati letterati di tutte le tendenze, artisti di tutte
le scuole, storici di qualsiasi impostazione; uomini politici e addirittura
rivoluzionari, che hanno visto in lui un apostolo della contestazione
non violenta un precursore dell'opposizione contro il materialismo e
il consumismo.
Perfino molte ribellioni, da quella medievale dei " Fraticelli
" a quella recentissima degli hippies, si sono rifatte, più o meno
esplicitamente a lui, Francesco di Pietro Bernardone, Poverello di Assisi,
amante riamato di Madonna Povertà, santo della rinunzia e cantore della
" perfetta letizia ", cioè della felicità nell'infelicità.
Ma è importante fissare i caratteri che garantiscono la fedeltà di San
Francesco a un ideale interamente cristiano, presentato e vissuto in
modo originalissimo, ma non mai gratuito o ribelle.
Prima di tutto, la sua aderenza costante all'insegnamento evangelico,
alle parole e alla figura stessa di Gesù. Un Gesù che Francesco di Assisi,
con geniale intuizione, presenta agli uomini del suo tempo ~ e di tutti
i tempi - come Salvatore per amore e con l'amore: non più o non solo
Signore onnipotente, Giudice supremo, Maestro indefettibile: ma fratello
tra i fratelli, sofferente tra i sofferenti, creatura amabilissima tra
le creature che lo amano e lo lodano: tutte le creature, anzi tutte
le cose create -dall'acqua alle piante, dalle stelle al fuoco, dagli
animali alla terra, e alla stessa morte. Ma soprattutto gli uomini,
perché è per loro che il Figlio di Dio si è fatto uomo; per loro è stato
creato l'universo; e creato con il piano dell'universale redenzione
per mezzo dell'amore già presente nella mente di Dio fin dal principio
dei secoli.
Poi, la costante fedeltà di Francesco di Assisi alla Chiesa, mistica
sposa del Cristo. Una fedeltà testimoniata da infiniti episodi. Per
ben tre volte, a tre diversi Papi, il Poverello chiese l'approvazione
della sua Regola, la conferma e riconferma.
Perfino prima di " montare " il primo Presepe nella storia
cristiana, un presepe vivente - a Greccio, nel Natale del 1223 - chiese
e ottenne l'approvazione del Papa, per quella " novità ".
Del resto, all'inizio stesso della vocazione del Santo, il Crocifisso
dipinto di San Damiano, che ancora si conserva ad Assisi, aveva chiesto
a Francesco di restaurare la sua Chiesa. Di restaurarla, non di criticarla,
o combatterla, o neanche riformarla.
Costante fu poi in lui il senso della cristiana letizia, ben diverso
dalla tetraggine dell'errore. Introdotto per la prima volta, con i compagni,
alla presenza di Innocenzo III, cominciò a ballare dalla gioia. A San
Leo, durante una festa, predicò dicendo: " Tanto è il bene che
mi aspetto che ogni pena mi è diletto ". A Frate Leone dettò dove
fosse " perfetta letizia ": nella tribolazione e nella persecuzione
accettata per amore. E finalmente, nell'orto di San Damiano, ad Assisi,
ammalato, quasi cieco, piagato dalle Stigmate, dopo una tormentosa notte
insonne, intonò il Cantico delle Creature, il più alto inno di ringraziamento
e di lode.
In quella serena letizia morì, pochi mesi dopo, ad Assisi, il 4 ottobre
del 1226. Aveva vissuto quarantaquattro anni. |
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